Archivio

Archivio Marzo 2007

Bivongi – Rosa Spagnolo presenta il suo "Chantal".

23 Marzo 2007 Commenti chiusi

Pubblichiamo un articolo di Ugo Franco sulla manifestazione di presentazione del romanzo “Chantal” della scrittrice e studiosa bivongese Rosa Spagnolo.

Il paese ha salutato, in occasione delle giornate culturali, inserite nelle manifestazioni di marzo e aprile, la sua scrittrice, Rosa Spagnolo, che vive a Roma. Studiosa, impegnata, anche, nel mondo della ricerca, che ha dovuto lasciare casa per poter esprimere altrove il suo talento. Nell?incontro avvenuto nella sala conferenze dell?ex asilo, organizzato dall?associazione culturale calabresi e greci nel mondo, MNHMH-MEMORIA, ha presentato, infatti, il suo nuovo romanzo ?Chantal?. Un racconto in cui evidenzia come gli esperimenti hanno prodotto Chantal, la protagonista clonata per gioco in un laboratorio segreto all?interno di un utero artificiale che pone un interrogativo. La sua soppressione. Lettura che suscita un dilemma perché rispecchia la realtà. Chantal è un essere umano o no? Una vita riprodotta fuori dai canoni del naturale è alla pari del naturale? Se la lettura segue i canoni cristiani allora non bisogna riprodurre attraverso i laboratori. Se, invece, è scientifica e la riproduzione concepisce un essere con un proprio pensiero, allora bisogna accettare questa nuova forma di vita. Ad hoc, perciò, la teoria di Cartesio, il fondatore della filosofia moderna, Cogito ergo sum: penso, dunque esisto. Ma, aldilà, del romanzo le domande che tutti si sono posti è il perché questi giovani cervelli lasciano la Calabria. Chi deve porre fine a queste migrazioni? Ai politici la risposta.
A questi interrogativi hanno risposto in parte i politici intervenuti. Pietro Melia, giornalista RAI, che ha coordinato i lavori ha parlato della bivongesità estesa nel mondo. Il sindaco, Ernesto Riggio, si è soffermato sull?attività culturale svolta dal Comune. Danilo Baldari ha spiegato l?impegno profuso da MNHMH-MEMORIA nel tenere uniti calabresi e greci nel mondo. Nicola Lombardo ha elogiato quanti s?impegnano a mantenere vivo il paese e i bivongesi che si sono distinti e si stanno affermando nel mondo. Cosimo Cherubino, consigliere regionale, si è detto orgoglioso di essere stato invitato e di trovarsi in un paese dove la cultura predomina. Rosa Spagnolo, ha sunteggiato il romanzo. Ercole Nucera, assessore PI della Provincia di Reggio Calabria, si è soffermato sulle forti radici della famiglia calabrese e sul maggiore impegno dei nostri politici per porre fine alla fuga di cervelli. Giacomo Mancini, ha tratto le conclusioni riallacciandosi al romanzo e sottolineando come il mondo della ricerca debba avere sempre più investimenti dallo Stato per il bene dell?umanità. FINE

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,

La L.A.Do.S. compie 30 anni.

23 Marzo 2007 Commenti chiusi


La L.A.Do.S. -Associazione donatori di sangue della Locride – festeggia domenica 25 marzo 2007 i suoi primi trenta anni di attività.
Diciamo che molta strada è stata fatta in tutti questi anni. Guidata magistralmente dal suo ideatore e fondatore Filippo Tedesco, oltre a rappresentare un grande baluardo nel campo della donazione del sangue oggi è dotata di un attrezzato parco macchine per il soccorso e per il trasporto dei dializzati.
Lo sviluppo della struttura e dell’attività dell’associazione ha ricevuto impulso e linfa dal gruppo della Vallata dello Stilaro, del Presidente Carlo Grazioso, che dato l’alto numero di donatori, e grazie all’importante collaborazione del medico Enzo Valenti, di Ciccio Comito, di Angela Valenti e tanti altri è riuscito a far sì che i prelievi per le donazioni venissero fatti sul posto a Bivongi e non in ospedale.
A Marina di Gioiosa Jonica, per l’occasione,presso il Palazzetto dello Sport, oltre all’Assemblea dei Soci, è stato organizzato:
Ore 15,30 – Convegno sul Volontariato, Donazione di Sangue, Donazioni di organi.
Ore 18.00 -Simulazione di Soccorso, eseguito dai volontari della L.A.Do.S.
Dalle ore 14.00 alle ore 20.00, si esibirà il “Gruppo Pistonieri” di Cava dei Tirreni” con costumi d’epoca.
Alle ore 20.00 -”Sogno Americano” di una generazione di connazionali, raccontato dalla Compagnia Teatrale di Sant’Ilario dello Jonio.

Categorie:Senza categoria Tag: ,

Bivongi – E’ morta Lorenti Teresa.

23 Marzo 2007 Commenti chiusi

Ieri 22 marzo 2007 è morta la Signora Lorenti Teresa vedova Carrera. Ai figli ed ai parenti tutti le più sentite condoglianze da parte del sottoscritto e da “Un Mondo d’Amore”.

Bivongi – Si è laureata Maria Emanuela Murace.

21 Marzo 2007 Commenti chiusi


Si è laureata in Scienze della moda e del costume presso l’Università “La Sapienza” di Roma il giorno 29 novembre 2006 Maria Emanuela Murace, figlia di Rinaldo e di Franca Speziale.
Alla neo dottoressa le più vive felicitazioni e gli auguri più sinceri di grandi successi e soddisfazioni da parte del sottoscritto e da “Un Mondo d’Amore”.

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Bivongi – Presentato il libro di Rosa Spagnolo: "Chantal".

21 Marzo 2007 Commenti chiusi


Domenica 18 marzo 2007 la scrittrice bivongese Rosa Spagnolo ha presentato il romanzo “Chantal”.
La manifestazione è stata organizzata dall’Associazione culturale San Giovanni Theristis “Memoria”.
Moderatore l’amico giornalista di RAI 3 Pietro Melia ha fatto gli onori di casa il Presidente dell’associazione Danilo Baldari. Ospiti graditi il Consigliere regionale Cherubino, l’Assessore provinciale alla cultura Ercole Nucera ed il Parlamentare Giacomo Mancini.

Rosa Spagnolo con il suo romanzo Chantal narra una storia possibilissima alla luce delle conoscenze attuali: la possibilità di clonare un essere umano, ma in questo caso la protagonista tenta di ottenere un suo clone con tutte le problematiche che possono sorgere nel riuscire in tale intento.

La scrittrice, laureata in medicina e chirurgia, si è specializzata un neuropsichiatria infantile. Vive e lavora a Roma. Dalla quarta di copertina del suo romanzo: A causa di un banale errore il caso pone Annette, giovane ricercatrice di un laboratorio di genetica, di fronte a una realtà impensabile: essere l?artefice del proprio clone. Fino a dove si può spingere l?uomo nel mistero della ?creazione?? La risposta si trova nel faticoso percorso che la protagonista dovrà compiere, sorretta dall?affetto incondizionato degli amici e da un amore capace di coinvolgere mente e cuore. Tra passioni e scontri etici, sarà la vita stessa, che per troppo tempo la giovane aveva represso in una quotidianità dedita al lavoro, a scegliere per lei.

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , ,

Bivongi – Presentazione di libri.

19 Marzo 2007 Commenti chiusi


Sabato 17 marzo 2007 presso il Centro Anziani, l’Amministrazione comunale ha organizzato un incontro con la scrittrice calabrese di San Vito Sonia Serazzi. Si è parlato dei suoi libri: “Non c’è niente a Simbari Crichi” e …”e le ortiche c’hanno ragione.

Non c’è niente a Simbari Crichi
Sonia Serazzi

—————————————————————————-

La strana, impensabile Simbari Crichi:
un universo pieno di tutto e di niente,
nel quale mancano il lavoro e l?amore
Le ?storie? scaturite da Sonia Serazzi raccontano,
per le edizioni Iride, di un’abnorme realtà del Sud
di Annalisa Pontieri
Sono stata recentemente a Simbari Crichi e non sono matta, ci sono stata. Mi ci ha portato Sonia Serazzi, trascinata, pagina dopo pagina e parola dopo parola, attraverso sette racconti che prendono il titolo dal protagonista del racconto e, nel caso di Lulù, Sardignò, Calimero e io, anche dei suoi comprimari familiari.
E mi sono trovata in mezzo a tante cose che ti fanno dire col fiato corto che non è assolutamente vero che Non c?è niente a Simbari Crichi (Iride, Gruppo editoriale Rubbettino, pp. 144, ? 10,00).
Non esiste certo sulla cartina geografica, ma ogni paese dell?Italia meridionale è un poco Simbari Crichi (nome nato dalla commistione di due veri toponimi calabresi: Simbario e Simeri Crichi).
E chi è nata e cresciuta in una realtà ?paesana? non può non riconoscere che molti di quelli che sembrano personaggi immaginari o bozzetti per far sorridere, sono invece realistici. Da Rafela Riscambiolo (undici gravidanze portate a termine) al padre di famiglia Scatalascio (infermiere del manicomio che, da pensionato, se ne sta «appollaiato» su una sedia a lavorare all?uncinetto); dal nonno Bradamante (con «sangue schizzinoso e il cervello bizzarro», che «per pulizia» mangiava solo roba bianca, e cioè latte, formaggio fresco, pane, patate bollite e perfino uova senza tuorlo) alla signora Sirace (che conosce a memoria il tariffario del paese e vaga puntigliosa per ore in cerca del cibo più conveniente, tanto da far lamentare il marito che «a forza di mangiare la convenienza» è diventato stitico) e tantissimi altri esempi di umanità bizzarra, ma non per questo fittizia.

Dai «fessi» ai mariti senza amore?
Simbari Crichi, rispettando quella tendenza del mondo moderno a riempire il portafoglio di tessere, è il paese dove anche «i fessi» sono tesserati grazie all?iniziativa di «Franco il barista». Ai paesani muniti di questa tessera spetta un bicchierino gratis e «il fesso vero si riconosce dal fatto che la tessera l?accetta e beve contento».
Come ogni paese che si rispetti, ha anche un fotografo che con la sua ?arte? fa quello che può. Ciascuno di noi può riconoscere nelle foto «da fessi» che Fortunato, Giggi e Rocco esibiscono ai carabinieri e che fa meritare loro il via libera senza contravvenzione, le nostre prime foto tessera, scattate da un fotografo di paese che, scusandosi per il pessimo risultato, infine ci insultava con la sentenza: «Il fotografo non può fare miracoli!». E Fortunato, il protagonista del racconto, tiene a precisare, che, anche se con i carabinieri gli ha fatto comodo: «Non è che noi abbiamo le facce fesse, è che anche al bandito Giuliano gli sarebbe uscita la faccia da minchione se andava a farsi la foto dal fotografo di Simbari Crichi».
E chi non riconosce, sempre in Fortunato, il solito cameriere improvvisato dei matrimoni di agosto? Anche nel paese inventato dalla narratrice la gente si sposa in massa in estate e le spose brutte si ricoprono, nonostante il caldo, di pizzi, veli e ricci «e magari gli pare di confonderti» sul loro vero aspetto. Ma Fortunato non ci sta: «A pigliarmene una brutta io mi vergognerei, invece i mariti delle brutte ci fanno le cambiali per pagare il pranzo a trecento persone che non alzano gli occhi dal piatto per non guastarsi la mangiata». E questo perché, spiega qualcuno, gli uomini scelgono le donne che hanno «la casa sopra come le lumache», perché quelle che non ce l?hanno «muoiono di freddo, anche se hanno il ventre tenero e splendente delle lucciole d?agosto e tutti le seguono per afferrarle».

?ma no al tradimento!
E poi ci sono quelle come Ines chiamata «Zuccheriera», perché, nonostante le gambe rinsecchite e il naso a becco di pappagallo, ha già avuto 30 uomini e tutti pensano che debba avere «una zuccheriera sotto la gonna».
Il punto di vista maschile è sempre su questo tono, come quando il papà spiega a Bradamante Sirace che le donne comprano al mercato e scelgono gli uomini da sposare nello stesso modo, facendo scintillare lo sguardo sulle cose belle e preziose e poi rivolgendosi, per un rassegnato ridimensionamento del desiderio, alle cose brutte e di poco prezzo e facendosi ?impacchettare? «speranze di bellezza crepata».
Il punto di vista femminile, invece, vede il matrimonio ridotto a «cucina, lavatrice e letto a due piazze col crocefisso sopra, dormire insieme e ?buongiorno signora? e la stessa porta con due cognomi sul campanello» e l?amore tutta un?altra cosa, «come il nocciolo di un?oliva che ti rigiri sotto la lingua se l?oliva non ti è bastata», come se insieme amore e matrimonio non potessero coesistere sotto lo stesso tetto.
Anzi, a Simbari Crichi non ha cittadinanza la dimensione dell?Amore, con la ?A? maiuscola, che esiste solo nei romanzi sentimentali che alcune giovani donne divorano. Come Laria Straniti, soggiogata da L?amante di Lady Chatterley di David Herbert Lawrence, ma stizzita dall?atteggiamento di rassegnazione tenuto dal marito di fronte al tradimento della moglie Connie: «E ci giurerei io che se Clifford Chatterley il paralitico abitava a Simbari Crichi, al secondo ?vado nel bosco? si ruzzolava col turbo al negozio di pistole e ne sceglieva una per azzopparci la moglie tirandole sei colpi sulle ginocchia».
Perché, se con rassegnazione si sceglie il compagno o la compagna per la vita, non con altrettanta rassegnazione si può accettare l?abbandono o il tradimento di questi.
E infine la pillola di saggezza di Brunina Monaca: «I maschi ti impiccano con le corde delle tue stesse parole, e io sto zitta, ché nel silenzio ognuno pesca quello che vuole e lo chiama amore».

Disoccupazione e pensioni di anzianità
A Simbari Crichi, lavoro non ce n?è, ma «disoccupato e vagabondo sono la stessa parola e se non parti per lavoro ci sono giorni che ti ci rassegni e giorni che ti vergogni».
L?economia del paese è basata, perlopiù, sulle pensioni di anzianità e invalidità, con quei soldi i giovani ?campano? e forse, scrive la Serazzi, è per questo che nessuno uccide i genitori vecchi, come succede al Nord («macelleria regolare e precisa»), perché sarebbe un po? come accoppare la gallina dalle uova d?oro.
Poi ci sono i giovani che emigrano e ci sono anche gli emigrati che tornano vecchi al paese, come Totò Cutilli, di ritorno dall?Australia con un cucciolo di canguro impagliato e la pensione, boccone troppo ghiotto per zitelle e vedove.
E triste è la narrazione del sentimento del ritorno: «A Simbari Crichi l?uomo girò per giorni come uno spirito smarrito, un corpo duro di memorie sottopelle che si feriva ad ogni spigolo di realtà».
Questo e molto di più è la raccolta di racconti, quasi un romanzo corale, fatto di tante voci, alcune destinate a bruciarsi in una fiammata e altre destinate a consumarsi lentamente in una Calabria comunque inedita nel panorama letterario, lontana certamente da quella alvariana e, soprattutto, raccontata con un linguaggio nuovo e pieno di brio.
Altro che Non c?è niente a Simbari Crichi!

Annalisa Pontieri

Crichi è uno spazio abitato da giovani che non sanno partire, da folli che provano il volo, da spiriti che parlano in dialetto. Suscitati da nomi surreali, i personaggi vagano in cerchio lungo invisibili e angusti confini da cui fuggono per allargare lo sguardo sul mare, solo orizzonte possibile.
Una ad una, le voci di Simbari Crichi si levano a dire il medesimo mondo di memorie e credenze incrostate sottopelle, ma a tratti dalle parole aspre luccicano fuori gli squarci ipnotici dei supermercati e dei fotogrammi televisivi, subito sbiaditi dall?urgenza di una realtà troppo nuda per cedere agli inganni.
La vita, l?amore e la morte danzano tutto il loro incanto sanguigno negli occhi di uomini e donne che si stringono alle cose intorno e le nominano, semplicemente. A Simbari Crichi la verità prude come una ferita, e agita le viscere assolate fino a farsi storia da raccontare. Così il paese del niente si anima, e ciascuno si scopre in corpo qualcosa da cacciare all?aria. E questo coro di confessioni buffe, di segreti svelati per iscritto, di ricordi liberati in faccia al lettore traccia la mappa intima di una regione che va da Napoli in giù.
Non c?è niente a Simbari Crichi rincorre il fiato beffardo di un Sud che si guarda ristagnare, e la forza indolenzita di gente pronta ogni giorno a scavare tesori in mezzo agli scarti.

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

Per ridere un pò.

17 Marzo 2007 Commenti chiusi

L’insegnante di Italiano interroga sui Promessi Sposi: “Pierino, chi era la Perpetua?”
Pierino: “La badante di Don Abbondio”.

Categorie:Argomenti vari Tag:

Bari – Padre Damiano Bova ospita il Presidente Putin.

15 Marzo 2007 Commenti chiusi


Il nostro compaesano Padre Damiano Bova, nella sua qualità di rettore della pontificia basilica di San Nicola di Bari, ha fatto gli onori di casa al Presidente russo Vladimir Putin, in visita ufficiale in Italia.
Qui di seguito pubblichiamo un articolo apparso sulla Gazzetta del Sud di oggi a cura della giornalista Luisa Amenduni.

Significativo gesto che può favorire il processo di riavvicinamento e di unità dei cristiani.
Devoto omaggio alla tomba di San Nicola venerato da cattolici e ortodossi.
Il nostro compaesano Padre Damiano Bova, nella sua qualità di rettore della

Di Luisa Amenduni ? Bari

Si è inginocchiato, ha baciato la tomba del patrono di bari e poi ha preso un fazzoletto, proprio come fanno i pellegrini, per passarlo delicatamente, con grande devozione, dove c?è l?apertura dalla quale si si prende la manna di San Nicola: è stato questo un momento molto intenso della visita del presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, che a Bari, nella cripta della Basilica dove vengono custodite le reliquie del santo, ha forse così reso visibile i passi che si stanno compiendo nell?ambito delle relazioni fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa.
Putin dopo aver acceso anche un cero al santo ha firmato il libro degli ospiti della Basilica, ha ricevuto in dono tre medaglie della traslazione delle ossa del santo e ha donato alla Basilica di San Nicola un candelabro in argento.
Sull?altare della tomba di San Nicola è stato fatto trovare dai padri un codice del tredicesimo secolo che era stato rubato nella Basilica di San Nicola: il codice venne poi ritrovato a Londra in un?asta grazie ai servizi segreti russi e al personale interessamento di Putin e venne così restituito.
Il vertice italo-russo è avvenuto a Bari proprio nel nome di San Nicola, venerato dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa, vescovo, nella seconda metà del IV secolo, della città di Myra. Le sue spoglie erano conservate nella cattedrale di Myra: quando la città dell?attuale Turchia cadde in mano musulmana, le ossa vennero trafugate da 62 marinai baresi. Era il 9 maggio del 1087.
Dopo la visita di Putin martedì da Papa Benedetto XVI, la tappa di Bari rappresenta dunque un momento forse nel dialogo tra le due Chiese. Lo ha rimarcato Prodi quando, durante la conferenza stampa che si è tenuta nel Teatro Puccini di Bari, ha sottolineato che . .
Una , quella di Bari verso la Russia, evidenziata durante il vertice italo-russo anche dal ministro degli Esteri, Massimo D?Alema. Ma è stato il ministro della Famiglia, Rosy Bindi, a rimarcare che il tema del dialogo anche al Papa. .
La visita di Putin, la prima di un capo di Stato russo nella Basilica di San Nicola, : ne è convinto l?arcivescovo di Bari, mons. Cacucci, che ha sottolineato anche che la cessione fatta dal Comune di Bari della chiesa russa, è un segno che potrà avere . .

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , ,

Bivongi – Riscoprire il pittore Tommaso Martini.

15 Marzo 2007 Commenti chiusi


Pubblichiamo un articolo apparso sulla Gazzetta del Sud del giorno 8 marzo 2007 scritto da Ugo Franco sul pittore bivongese Tommaso Martini.

Il Pittore fu tra i protagonisti dell?illuminismo napoletano.
Bivongi sollecita il recupero delle splendide opere di Tommaso Martini.
A Guardavalle, Petrizzi, Monterosso, Paola e S. Cristina d?Aspromonte le tracce del suo genio.

Bivongi punta a rivalutare il pittore Tommaso Martini, uno dei suoi figli più illustri, che fu discepolo di Francesco Solimena.
Nato nel 1688, giovanissimo si trasferì nella vicina Stilo, dove il fratello maggiore Domenico Antonino esercitava la professione di medico, per iniziare i suoi studi. A diciotto anni raggiunse Napoli per seguire le lezioni di curiale presso la scuola di Don Pietro De Turris.
Ben presto però, affascinato dall?arte pittorica, si iscrisse alla scuola dell?abate Ciccio, Francesco Solimena, dimostrandosi subito un valente discepolo. Il primo lavoro, come afferma il suo biografo Bernardo De Dominaci, fu un olio su tela: ?La Crocifissione?,con le tre Marie e San Giovanni, esposto a Napoli nella chiesa di San Francesco delle Cappuccinelle, nel rione Pontecorvo. Nella capitale partenopea rimase dal 1706 al 1721, realizzando numerose opere. Divenne molto famoso come ritrattista, annoverando tra i suoi clienti anche i familiari del vicerè, il conte Harrach, ed altri nobili della corte di Napoli. Lavorò, inoltre, per il console inglese Giovanni Fleetwood e per il figlio Gioacchino, per Milord Arici ed altri signorotti inglesi. Molte sue opere si trovano oggi in Austria, a Vienna, nella collezione Harrach, ed in Inghilterra a Salisbury, nella collezione Wilton House. Opere che non si conoscono e che meriterebbero un?altra attenzione. Dipinse anche per il cardinale Guadagna, a Bocchignano, nella Sabina. Nella chiesa di San Giovanni, infatti, si può ammirare una grande tela di 12 palmi, restaurata di recente dalla Sovrintendenza alle Belle Arti, raffigurante la Vergine del SS. Rosario e Santi, con attorno i quindici Misteri. Questa e altre opere fanno parte del periodo romano del Martini, durante il quale fu convocato dalla Corte Pontificia Romana per rispondere delle accuse rivoltegli dal Sant?Uffizio di Napoli. Ciò in quanto appartenente ad un gruppo di artisti che avevano frequentato accademie private dove si professavano le idee progressiste ed illuministiche in contrapposizione a quelle conservatrici del clero. Martini ritornò spesso in Calabria, come testimonia la pala d?altare dipinta a Guardavalle nel 1713. Lo stesso avvenne in occasione della morte del padre, nel 1719, poi nel 1728, per la scomparsa della madre e, più tardi, nel 1752, per quella del fratello Domenico. Il suo soggetto prediletto era la Madonna del Rosario. Fu scelto, dai frati certosini, per dipingere i Santi protettori di Serra San Bruno e alcune tele all?interno della Certosa. Di tali opere, purtroppo, non rimane traccia, per i terribili effetti causati dal terremoto del 1783, che distrusse le chiese in cui erano custodite.
In Calabria, opere di Tommaso Martini si trovano a Guardavalle, nella chiesa di Sant?Agazio (una pala d?altare, di recente restaurata, di metri 2.55 x 1.70 raffigurante la Madonna del Rosario con attorno i quadretti dei 15 Misteri), a Petrizzi, nella chiesa della SS. Trinità, (l?incoronazione della Madonna, un olio su tela di metri 2.30 x 1.55), a Monterosso Calabro, nella chiesa del SS. Rosario (la tela della Madonna del Rosario), a Paola, nel Santuario dei Padri Minimi (una tela raffigurante San Francesco di Paola) e a Santa Cristina d?Aspromonte, nella chiesa di San Fantino (la tela della Madonna del Rosario dipinta nel 1730). A Bivongi si è persa traccia di una piccola tela raffigurante San Francesco di Paola, custodita nella casa del defunto parroco Don Cherubino Raspa. Nessuno finora si è mosso per sapere dov?è e farla restaurare. Sarebbe importante ritrovarla, visto che la grande tela della Madonna del Rosario, posta nella chiesa intitolata a San Giovanni Battista Decollato, durante i lavori di restauro degli anni 1960, mentre veniva rimossa dalla parete, si deteriorò in modo tale da non essere più leggibile. In chiesa rimane il quadro della Madonna Mamma Nostra con il Bambino, un olio su tela, attribuito erroneamente da alcuni storici al Martini.
Documenti scoperti da poco, infatti, hanno svelato che il quadro, dipinto nel 1737-38, è opera della pittrice Mariangela De Matteis, figlia di Paolo, contemporaneo del Martini. Una nuova opera del Martini, invece, è stata scoperta di recente a Capua, vicino Napoli. Si trova nel museo diocesano all?interno della Cappella del Corpo di Cristo. Nuovi documenti su Martini e la sua famiglia stanno venendo alla luce. E? di questi giorni, un documento datato 6 ottobre 1755, dieci mesi dopo la sua morte, che descrive i beni lasciati dal pittore alla sorella Isabella da cui si evince il patrimonio accumulato dall?artista. Vittorio Sgarbi, in una sua visita a Bivongi, osservando alcuni quadri del Martini riprodotti fotograficamente su tela, rimase particolarmente ammirato per le opere esprimendo il desiderio di voler esaminare gli originali. Non è accaduto nulla. Martini aspetta. Bivongi deve muoversi per recuperare il tempo perduto.

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

8 marzo – Festa della Donna.

7 Marzo 2007 Commenti chiusi


da Intrage………

8 MARZO 2007 FESTA DELLA DONNA

Tutto cominciò l’8 marzo 1908…

8 marzo 1908, Stati Uniti. L’assenza di sistemi di sicurezza e le pessime condizioni di lavoro causano un grave incendio nell’industria tessile Cotton, una fabbrica ad alta concentrazione di lavoratrici. Nelle fiamme perdono la vita 129 donne, rimaste imprigionate nella fabbrica: Mr. Johnson, il proprietario, usava chiudere le porte durante l’orario di lavoro, per impedire agli operai di uscire.

In ricordo della tragedia, sin dagli anni immediatamente successivi al suo accadimento, negli Stati Uniti si organizzano celebrazioni per commemorarla.

Presto l’importanza di questa data, 8 marzo, varca i confini americani: si diffonde in tutto il mondo grazie alle associazioni femministe e diventa il simbolo dei maltrattamenti che la donna ha dovuto subire, ma anche il punto di partenza del proprio riscatto.

Nel secondo dopoguerra l’UDI, Unione Donne Italiane, sceglie un fiore per questa ricorrenza: la mimosa, profumatissima e impalpabile, povera e selvatica, ma che subito si carica di una precisa connotazione politica. Sin dal momento della loro scelta, i grappoli gialli delle mimose diventano il simbolo delle donne e del loro combattere insieme.

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,